Gli Invisibili Dell’Ex Istituto Psichiatrico Infantile/Orfanotrofio

Le vite interrotte dei bambini invisibili dell’ex istituito psichiatrico infantile, sono ancora lì, sparpagliate tra le stanze annerite dall’ultimo incendio.

Fino alla prima metà degli anni ’60, in Italia tutti i disabili venivano educati nelle scuole speciali e negli istituti con residenza notturna.

Tra il ’66 ed il ’67, furono divulgate nuove idee che puntavano all’inserimento dei bambini con handicap all’interno di strutture scolastiche pubbliche. Con i massicci cambiamenti nell’ambito dell’assistenza sanitaria nazionale del ’68, furono in molti gli operatori degli istituiti e delle scuole speciali che incitarono i genitori a portare via i propri figli da tali strutture (che spesso si rivelavano veri e propri ghetti) per iscriverli presso le scuole pubbliche. Tanti i giovani disabili che lasciarono gli istituti particolari, creando un precedente di enormi proporzioni.

La Legge n. 118/71 art.3 presa visione di questa realtà, stabilirà che anche gli alunni disabili debbono adempiere l’obbligo scolastico nelle scuole pubbliche, ad eccezione di quelli più gravi (fra i quali si consideravano i ciechi, i sordi, gli intellettivi ed i motori gravi come i tetraplegici, cioè con impossibilità a muovere i quattro arti e spesso anche a parlare).

Nonostante la legge 118, gli Istituti speciali continueranno a restare aperti e ad ospitare minori spesso abbandonati.

Soltanto nel 1977 la Legge n. 517 stabilirà il principio dell’inclusione per tutti gli alunni disabili della scuola elementare e media dai 6 ai 14 anni (imponendo però l’obbligo di una programmazione educativa da parte di tutti gli insegnanti della classe, che venivano affiancati da un insegnante specializzato per il “sostegno didattico”).

Nel 1978, la legge 180 detta Basaglia, indurrà la completa crisi degli istituti psichiatrici.

La 180 fu la prima e unica legge che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Ciò ha fatto dell’Italia il primo paese al mondo (e al 2019, finora l’unico) ad abolire gli ospedali psichiatrici.

Franco Basaglia, dichiarò in un’intervista rilasciata a Maurizio Costanzo: <<Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c’è un altro modo di affrontare la questione; anche senza la costrizione.>>

Correva l’anno 1967…

C’è un passato dell’Italia, che risulta ancora sconosciuto a molti:

le storie dei bambini invisibili, indesiderati, e rinchiusi nei manicomi prima della legge Basaglia.

Diverse le testimonianze agghiaccianti sugli abbandoni di bambini con disagio familiare e minorati psichici recuperabili, altri con l’unica colpa di essere orfani o figli di una relazione extra coniugale.

Immersa in una fitta macchia di vegetazione incolta, giace abbandonata un’immensa struttura fantasma che in principio era destinata alla prevenzione delle patologie respiratorie nonché la cura dei bambini malati di tubercolosi.

L’Istituto aveva la prerogativa di accogliere bambini tra i sette ed i quattordici anni, alcuni con problematiche psichiche recuperabili ed altri con disagio familiare.

Spesso le suddette strutture, divenivano anche ricettacoli per l’abbandono di minori indesirati: figli illegittimi e orfani.

La maggior parte di questi minori, proveniva da altre strutture psichiatriche e/o correttive dei paesi circostanti e raramente i loro congiunti ritornavano a far loro visita.

L’abbandono, prevaleva su ogni forma di legame affettivo/familiare.

Ognuno di loro, nel momento in cui veniva istituzionalizzato,  riceveva il proprio corredo personale: la divisa (abbigliamento), cure mediche e istruzione (con annesso materiale didattico).

La struttura accolse circa 150 minori con un’età compresa tra i sette ed i quattordici anni. Raggiunto il 14° anno, venivano trasferiti in un altro istituto.

Le lezioni si svolgevano durante il giorno ai piani superiori, e nel tardo pomeriggio era possibile svolgere attività fisica, guardare la tv (il tutto sempre sotto stretta sorveglianza degli operatori sanitari).

L’intero edificio è formato da tre blocchi: la porzione originale è la più antica (con annessa cappella), soprannominata “il Generale” poiché fu la dimora di un militare ed in seguito adibita agli uffici dell’Istituto.

La seconda porzione, un fabbricato a più piani con grandi corridoi e stanze, fu aggiunto in seguito ad opera dell’ultimo proprietario.

Nel 1967, l’intera struttura fu acquistata dalla Provincia e convertita in Istituto Medico Psico Pedagogico.

Nel 1976, venne aggiunto un terzo corpo ai due preesistenti: una palestra ed un campo da calcio completamente immersi nel polmone verde.

Restò attivo fino al 1985, anno in cui chiuse definitivamente.

In seguito la struttura fu soggetta a vari incendi e tentativi di vendita all’asta ma senza alcun esito positivo.

Attualmente tutto ciò che resta è sparso nei sotterranei della struttura: quaderni, libri, cartelle personali sparse sui pavimenti e coperti di polvere.

Una vetrina che all’interno contiene ancora medicinali di quel periodo, qualche armadio pieno di pesanti divise invernali ed alcuni giochi come il biliardino in legno che ormai è invecchiato nella penombra dei sottorranei.

Le loro vite sono ferme lì sotto, tra le pagelle di chi non ha superato l’anno scolastico e le cartelle cliniche con diagnosi di “oligofrenia”, “celebropatico e affetto da dislalia”, “insufficiente mentale”, “Trasferito da altro reparto psichiatrico. Figlio illegittimo. Madre oligofrenica. Il cognato ha abusato di lei, poiché conviventi sotto un unico tetto.”

Nessun essere vivente merita di vivere nell’oscurità delle tenebre.

Buona Luce!

Photographer©GiovannaGalli

Si ringraziano gli amici di Urbex Campania con cui è stata svolta l’esplorazione.

Disclaimer

L’esplorazione è stata fatta per un tempo davvero breve, nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato. IL PRESENTE ARTICOLO NON COSTITUISCE IN NESSUN MODO UN INVITO O UN INCORAGGIAMENTO ALL’ESPLORAZIONE. I LUOGHI SONO FATISCENTI E PERICOLOSI. CHI LO FACESSE, SE NE ASSUME OGNI CONSAPEVOLE RISCHIO. AD OGNI BUON CONTO RICORDATE SEMPRE LA REGOLA “LEAVE ONLY FOOTPRINTS AND TAKE ONLY PHOTOS”, LASCIATE SOLO IMPRONTE E NON PRENDETE NULLA SE NON IMMAGINI. IL PRESENTE ARTICOLO NON HA ALCUN FINE DI LUCRO ED HA COME UNICO SCOPO SENSIBILIZZARE L’OPINIONE PUBBLICA SULLA TUTELA E LA PROTEZIONE DELLE BELLEZZE ARCHITETTONICHE ABBANDONATE E SENZA PROTEZIONE DA VANDALI E LADRI.

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